Spagna e Catalogna possono salvarsi a una sola condizione: via il Re

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Sono passati alcuni giorni dal (non) referendum catalano, abbiamo avuto il tempo di riflettere, di sviscerare gli infiniti risvolti politici, culturali, umani, economici di questa vicenda. Comunque la si pensi, per ora la vicenda Spagna-Catalogna viene sì archiviata ma, che piaccia o meno, un altro dei nodi politico-culturali di questo Occidente sbrindellato è arrivato al pettine.

Certo Mariano Rajoy ha vinto, i catalani indipendentisti hanno perso, gli apòti come me ringraziano gli smartphone e le tv: ci hanno permesso di vedere il volto vero, quello ottuso dell’establishment euro-spagnolo. A scanso di equivoci questo referendum era illegale: lo dice la costituzione, punto. Ma che i catalani nella loro maggioranza, non si sentano spagnoli o comunque rifiutino di sottostare a Madrid è un fatto acquisito da secoli. Era già successo nel 1939 quando, dopo tre anni di feroce guerra civile, i catalani furono sconfitti dal nazi-fascismo europeo venuto in soccorso di Madrid. Ai catalani repubblicani rimase la vittoria morale, la simpatia di tutti i liberali nature, della parte migliore dell’intellighenzia euro americana, e la sua sintesi più alta la trovammo nella mitica Guernica di Pablo Picasso. La storia si è ripetuta, anche questa volta i catalani hanno perso, l’establishment europeo, come già nel 1939, è nuovamente venuto in soccorso di Madrid. Il grido “Vogliamo le urne” è stato ricacciato loro in gola, la loro hombrìa (dignità virile) nuovamente umiliata, però i bomberos catalani (pompieri) li hanno difesi dalla Guardia Civil.

Anche ammesso che il referendum avessero potuto farlo, e l’avessero pure vinto (com’era molto probabile) sarebbe iniziato per loro un’avventura senza speranza. La cupola madrilena, la cupola di Bruxelles, la cupola bancaria (Bce in testa), avrebbero esteso intorno alla Catalogna un cordone sanitario ferreo, una profilassi tale da creare un isolamento completo e forzoso di una comunità e di un territorio (l’abbiamo già visto in Grecia, si chiudono le Banche, pochi giorni di proteste, caduta degli zuccheri del popolo, ed è finita). In piccolo, ciò che avvenne in Italia nel 2011: sono mini colpi di stato mascherati. Perché i Paesi baschi hanno avuto un’autonomia da stato federale e la Catalogna no? Forse perché gli uni hanno imbracciato le armi con l’Eta e gli altri sono stati moderati?

Il presidente Puigdemont e tutti i suoi ministri faranno comunque una brutta fine (politica of course), i Mossos de Esquadra (i poliziotti catalani) verranno chimicamente “evirati”, Pep Guardiola dovrà andare ad allenare in Cina, Gerard Piqué non giocherà più in nazionale. Negli anni Trenta eri costretto a rifugiarti in Svizzera, succederà mica che se ti metti contro Merkel-Juncker-Draghi devi chiedere asilo politico altrove? I movimenti politici nostrani più arruffianati mettono addirittura le mani avanti, vogliono nel loro simbolo un riferimento europeo. Bella la battuta dei catalani: Merkel, Macron, Gentiloni, tre scimmiette che non vogliono vedere.

E’ questo che vuole la maggioranza degli europei, se è così, così sia.

A mente fredda, ci rendiamo conto della farsa alla quale abbiamo assistito in diretta tv? Rajoy doveva rappresentare la grande Patria spagnola carica di storia e di successi (oltre 400 milioni di persone nel mondo usano la sua lingua), Puigdemont era il terminale di un popolo fiero dominato da un irresistibile anelito di libertà, il Re Felipe VI era la sintesi alta, Juncker il sogno di una Europa non sappiamo ancora se delle patrie o dei popoli, comunque faro di civiltà e di libertà.

Dopo il discorso di Re Felipe, e tutti quelli degli altri, sappiamo di aver assistito, non a una pagina di storia, ma a una banale lite condominiale di una casa, un tempo signorile, dove la maggioranza dei millesimi l’hanno i castigliani e la minoranza catalani e baschi in perenne lite fra loro. In realtà la casa ha un’ipoteca verso una Banca chiamata Europa, guidata da un inetto funzionario con sede a Bruxelles che biascica frasi incomprensibili.

Che fare? Penso che l’unico modo per uscire con un minimo di dignità da questo cul de sac sia che Re Felipe abdichi a favore di una Repubblica parlamentare, che gli spagnoli tutti cerchino di resettare il passato, rispediscano a Bruxelles l’inetto funzionario e ricostruiscano una comune patria spagnola. Auguri.

www.riccardoruggeri.eu

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