Il popolo continuerà a usare il metodo Sì-No per difendersi dall’establishment marcio

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Sono passati una decina di giorni dalle dimissioni di Matteo Renzi. I renziani stanno elaborando, con dignità, il lutto; gli anti renziani vivono, ancora stupefatti, l’inattesa (in termini quantitativi) vittoria. Che piaccia o meno (a me piace), noi analisti dobbiamo decidere come intendiamo rapportarci al 2017. Io ho deciso di viverlo, come dicono i colti, assumendo un «pensiero positivo», non so esattamente cosa significhi, però suona bene, e alle élite piace.
Un prestigioso studio americano, appena pubblicato, ha sentenziato che gli ottimisti vivono meglio e più a lungo dei pessimisti, in particolare hanno meno probabilità di morire: il 52% per infezioni, il 39% per ictus, il 38% per l’infarto, il 16% per cancro. Tutte malattie strettamente correlate con la politica e con il business.

La mia visione del 2017, in termini politico-economici, è positiva, per un insieme di fattori.

1) Come dice l’amico Ferruccio de Bortoli, «il bulimico Matteo Renzi non ci terrà più in ostaggio», come ha fatto, psicologicamente, in questi 34 mesi. Le nostre strade non s’incroceranno più, almeno fino al 2018 nell’urna. L’ex premier sarà impegnato a consumare le sue vendette interne ed esterne, a riprendersi il Pd. Chissà se il suo smartphone via via si farà pigro, se il tono di voce via via più alto. Vinte le primarie di primavera, mi auguro senza avversari della sinistra dem, si agiterà per andare a nuove elezioni (il capo dello Stato gliele concederà? non credo). La «consorteria toscana», come la chiama Ernesto Galli della Loggia, potrebbe accorgersi che il premier Gentiloni è un coriaceo tennista da fondo campo. Personalmente sono convinto che ci stupirà. Apprezzo il suo tono di voce basso e il periodare lento, anche se il mio mito, fra i politici, è il presidente Mattarella. Si racconta (la Rete non lo riporta, quindi potrebbe essere vero) che una volta, a un collega parlamentare che lo aggrediva verbalmente senza ricevere risposta, sussurrò semplicemente: «La bocca la apro solo dal dentista e solo se lo voglio».

2) Verrà messa a punto con tranquillità, proprio per spostare il voto a fine legislatura, la nuova legge elettorale. Immagino sarà quella più gradita a Silvio Berlusconi (proporzionale con sbarramento alto), con la scomparsa dei cespugli. Se lo merita, per il comportamento da statista che ha tenuto in questa crisi.

3) Il Pd avrà tutto il tempo per analizzare che cosa conviene più al partito. Il «mondo di Renzi», che era poi quello di Barack Obama, David Cameron, Angela Merkel, François Hollande, si sta sgretolando sotto i colpi di Donald Trump, Therese May, François Fillon. In termini economici la globalizzazione, per salvarsi, sarà messa a dieta; Silicon Valley normalizzata; il lavoro riprenderà il ruolo centrale che gli spetta; lo slogan svizzero – «Prima i nostri» – spazzerà via le seghe mentali degli intellettuali (e delle Coop) sull’immigrazione. Il «mercato», il più intelligente di tutti noi, si è già adeguato (fare quattrini con il carbone e il petrolio equivale a farli con le losche piattaforme digitali californiane, con più occupazione e meno problemi sociali). A questo punto Renzi, improvvisamente così datato, potrebbe essere ancora il candidato?

4) Stesso problema lo ha l’establishment, che su di lui aveva scommesso.

Perché considero il 2017 un anno da vivere con serenità? Il referendum ci ha dimostrato che il popolo (nel mio linguaggio intendo la maggioranza silenziosa) ha trovato la modalità per difendersi. Indipendentemente dalle furbate sottese alla nuova legge elettorale, la maggioranza silenziosa potrebbe continuare a ragionare secondo la tecnica on-off, Sì-No, quella usata nel referendum. Individuato l’uomo dell’establishment, i voti della maggioranza silenziosa si aggiungerebbero a quelli del partito più forte dell’opposizione. Io ci credo. Certo, è una teoria come un’altra, solo il tempo ci dirà se è valida o no.

Riccardo Ruggeri

 

 

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