La forza libera dello «Zafferano» di Ruggeri

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di Nicola Porro

CORAGGIO

Dopo una carriera di successo partita dal nulla, a 84 anni Riccardo Ruggeri ha fondato un settimanale online.

Come sapete questo rubrichino si dovrebbe occupare di formare una biblioteca liberale. Non abbiamo però alcuna intenzione di trascurare fenomeni editoriali più contemporanei. Riccardo Ruggeri con il suo. settimanale (roba da pazzi) per di più on line e gratuito e senza pubblicità (roba da manicomio) è riuscito a toccare alcune corde giuste. Non sappiamo se il suo Zafferano (a proposito, per abbonarsi ci si mettono pochi secondi all’indirizzo https://www.zafferano.news) sia una risposta alla crisi dell’editoria, sappiamo che è una lettura stimolante.

Così il figlio di una portinaia torinese, che scala i gradini della Fiat fino a diventare amministratore delegato della Cnh, per poi lasciare e inventarsi startupper di successo descrive il suo protocollo (non è un semplice progetto): «Ora, a 84 anni, fondo un altro giornalino, e gli do nuovamente il nome di una pianta perenne, Zafferano. La grafica è di Franco Lima. Lo zafferano è una spezia (come la nostra linea editoriale), è originario dell’Asia Minore (dov’è nata la nostra civiltà), fiorisce in autunno (il periodo che meglio connota quest’epoca), è immerso nella modernità più bieca (perciò è anti-depressivo e antibatterico), è prezioso e umano (perché sommatoria di tanti fiori raccolti a mano)». Lo stile del sito è asciutto, con capitoli, o paragrafi colorati e senza fronzoli, e a differenza di molti altre esperienze, un po’ improvvisate sul web, con una modalità SEO e digitale non trascurabile.

Ruggeri scrive bene, si autoimpone una tecnica di scrittura complessa, e cosa che farà piacere al nostro amico Dino Cofrancesco che ne ha addirittura fatto una prefazione ad un libretto sul liberalismo di sinistra di Liberi Libri, è un torinese decisamente antiazionista. Il suo nemico giurato è «Il Ceo capitalism» che «ci ha abituati a prodotti-servizi di scarso valore che costano solo apparentemente poco e che, in realtà, fanno arricchire in modo fantozziano i pochissimi padroni delle ferriere digitali. (E’ curioso che la stampa di sistema sia a loro devota, al punto da raccontarceli come filantropi). Tutto si è fatto commodity fino alla gratuità (pelosa) del mondo della comunicazione digitale. La carta del paywall (sistema che consente l’accesso a determinati contenuti di un sito internet a pagamento) che gli editori si stanno giocando sarà una strategia o una (tardiva?) mossa disperata? E se anche questo tentativo fallisse, avranno almeno un piano B?».

Zafferano ha ribaltato la questione, è gratis, e chi vi scrive campa d’altro. Se volete questo ne è limite più alto: la sua difficile replicabilità. Nel merito può diventare una interessante enclave controcorrente e libera.

Nicola Porro

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