NON AGITIAMOCI, VOTEREMO NEL 2023: “PRIMUM VIVERE DEINDE PHILOSOPHARI”

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Fra il 14 e il 18 febbraio 2019, il combinato disposto (nell’accezione Treccani di tattica militare) di politica-economia-magistratura ha raggiunto il suo nadir. Da apòta li ho letti in un’ottica di puro divertissement: tutti si agitano ma tutti sono terrorizzati da nuove elezioni.

Ha cominciato Silvio Berlusconi suicidandosi in diretta, curiosamente sulla sua rete più amata, con un anatema da bar sport: “Italiani, siete una vergogna”. Resta il dispiacere umano verso un grande personaggio come il Cav., barricato in una casa senza specchi.

Poi l’intervento della magistratura su mamma e papà Renzi messi agli arresti domiciliari per un paio di reati, facendo scivolare l’ex premier nel berlusconismo comunicazionale più ovvio. A mò di tweet ho provato a sintetizzarlo: “Se succede a me sono vittima di un complotto, se a un mio avversario dico “lasciamo che la giustizia faccia il suo corso”. Se poi costui si lamenta “è un complotto” buttarla sull’ironia “sì, è un gomblotto”. Infine il manettaro di turno: “Difendersi nel processo e non dal processo”. Applausi. Sipario”.

Quello che mi fa specie è che i miei colleghi delle élite non abbiano capito che non c’è alcuna speranza di un ritorno al potere di un leader che i cittadini hanno bocciato. Queste sono le regole del Ceo capitalism, niente panchina per l’espulso ma fuori rosa per sempre. E, se posso dare un consiglio, non sognatevi l’arrivo di Mario Draghi in autunno. Ormai è un padre della Patria, avrà, e se lo merita, un busto in marmo in Banca d’Italia.

E i magistrati? Sono gli unici sereni, hanno più interesse di tutti a non cambiare.

Infine, Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno (animalescamente) capito che la maggioranza silenziosa del paese vuole che stiano al potere, non perché lo meritino, ma per il terrore che tornino quelli di prima, i “competenti” (“La competenza senza execution produce incompetenza”, copyright). I due dioscuri per sopravvivere devono rimanere avvinghiati. Saranno pure sgradevoli e incompetenti, e lo sono, ma sanno di avere una sola opzione: rimanere al potere per l’intera legislatura, nominare il nuovo Presidente della Repubblica e a fine mandato, se del caso, scomparire. Pagheranno un prezzo in corso d’opera? Certo, specie i pentastellati, scenderanno al 20%, lo sanno ma non possono correre il rischio di elezioni anticipate. Così come non possono correrlo i “renziani”, i “berluscones” e la sinistra estrema. I pentastellati manterranno la guida formale del governo fino al 2023. La Lega rimarrà formalmente subordinata ma avrà la leadership occulta. Per noi italiani sarà il secondo compromesso storico, speriamo non altrettanto sciagurato del primo.

In fondo, i due si sono comportati come Emmanuel Macron, nel momento clou dei gilet gialli quando, terrorizzato che assaltassero l’Eliseo, dalla finestra ha buttato alla folla 6-7 punti di Pil per calmarla. Così i nostri eroi hanno buttato il reddito di cittadinanza e quota 100. Ormai la strategia per Di Maio e Salvini è scritta, separati ma uniti, un solo forno, il loro. I pentastellati non possono avvalersi del forno a sinistra, almeno fino a quando la sinistra sarà succube delle élite, a loro volta ottusamente convinte di possedere l’unico modello economico vincente, per difendere il quale si stanno suicidando politicamente. Così Salvini deve allontanarsi in fretta da Berlusconi. In fondo, questa è la politica nei periodi di crisi: “Primum vivere deinde philosophari”. Un gomitolo dai fili impazziti. Prosit

riccardoruggeri.eu

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