Che anno sarà il 2018? Indovinar non so …

Mi chiedo: che anno è stato il 2017? Mi rispondo. Per me, molto buono, Dio mi ha regalato l’ennesimo anno di vita, nuore, figli, nipoti ci hanno fatto un dono meraviglioso, un album di 38 fotografie, scattate da Virginia, 14 anni (per questo piccolo capolavoro ha fatto un corso di fotografia con D. R.) con loro otto tutti in pose scanzonate, sorridenti il giusto.

Credo che sia stato un anno buono anche per l’Italia, per l’Europa, per l’amata America. Ancora più amata da quando non ci sono più Clinton-Bush-Obama e i noiosi dem. passano il loro tempo, insieme ad attori e attrici hollywoodiani (brutta gente), a cercare di curare la loro grave sindrome sessuofobica, dalla quale non riescono a uscire. Donald Trump, dopo una serie infinità di gaffe e imbarazzanti scivolate, ha finalmente ufficializzato la sua dottrina (National Security Strategy), 56 pagine, 4 pilastri, 1 strategia, sull’onda del First America. Con la ferma presa di posizione sull’Onu, e l’abbattimento delle tasse, ha compattato il Partito Repubblicano, le elezioni di mezzo termine si avvicinano.

Noi, persone perbene dell’Occidente (è facile definirsi perbene quando ti confronti con costoro, diventati ormai insopportabili con le loro fallimentari, ripetitive formulette economico-sociali) dobbiamo questo “cambio di verso” mondiale ai “brutti, sporchi, ignoranti, operai e contadini inglesi” che hanno votato Brexit. Tutto è partito di lì, dalla campagna inglese e dai suoi stabilimenti decrepiti, dalla povertà di ritorno (i colti li chiamano “i perdenti della globalizzazione”, gli avrebbero applicato un’eutanasia da ruolo).

Da allora il vaso di Pandora si è aperto, gli americani alla “croocked” Hillary hanno preferito il “buzzurro” Donald, gli italiani sono andati in massa a votare No (è stato facile, inutile leggere il testo della legge, bastava vedere quelli che votavano Si e chi l’aveva proposto). A settembre i tedeschi hanno dato un ceffone ad Angela Merkel, e due al suo compare Martin Schulz, malgrado questo ci metteranno mesi e mesi per fare uno straccio di governo, sono due vecchi imbolsiti, nascerà già rachitico. In Spagna Mariano Rajoy e Carles Puigdemont, e la ruota di scorta Re Felipe, hanno dimostrato di non essere all’altezza dei rispettivi compiti. Mandato in fretta e furia alle elezioni, credendo di gabbarli, il popolo catalano ha deciso: ha decapitato il partito di Rajoy, niente secessione ma ampia autonomia, stile Paesi Baschi. L’Austria ha fatto una scelta euro-controcorrente, e si è messa alla testa dell’Impero Austro-Ungarico: loro sanno cosa ha significato stare sotto dittature come il nazismo e il comunismo per cui stanno con le orecchie dritte ai disegni di Bruxelles e alle strategie diaboliche dei Soros e soci.

Finalmente, Sergio Mattarella ha imbracciato la penna stilografica Aurora e ha sciolto il Parlamento. Il 4 marzo, all’alba, saremo tutti al seggio vogliosi di votare, chi per vendicarsi di presunti torti subiti o chi (io sarò tra questi) per scommettere sul futuro. Più ci avvicineremo al 92% dei votanti del mitico 18 aprile 1948, come auspico, più l’Italia tornerà un grande paese. Perché quando il popolo vota con il proporzionale o a un referendum, non sbaglia mai (come nel 1948 e come succede in Svizzera).

Che anno sarà il 2018? Risponde Giacomo Leopardi: “…Indovinar non so. Ma tu per certo/Giovinetta immortal, conosci il tutto”. Auguri di cuore.

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