Uber umiliata: è una banale azienda di trasporti, lo dice la Corte Ue

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Questo Cameo, vedi sentenza della Corte Ue che ha umiliato Uber e tutti i suoi fan, giudicandola per quel che è, una banale società di trasporto, per una volta è dedicato a me stesso, alla lunga lotta (in solitario) che in questi anni ho condotto contro UberPop (a questa si riferisce la sentenza, mentre UberBlack merita un discorso a parte). E’ dedicata anche a due direttori, Pierluigi Magnaschi e Maurizio Belpietro, che hanno ospitato i miei Camei sui loro giornali (immagino a volte non condividendoli del tutto, per la loro banalità imbarazzante, per questo ancor di più Chapeau!). Come analista indipendente ringrazio Barack Obama, Emmanuel Macron (al tempo in cui era ministro dell’Economia), Matteo Renzi (al tempo in cui era prigioniero di un entourage economico bocconiano) che, dal modo in cui si ponevano verso la società di Travis Kalanick mi è stato possibile capirli meglio, ed esprimere così un giudizio più compiuto su di loro. E poi ringrazio proprio Travis Kalanick, i suoi comportamenti, guasconi ma sinceri, hanno permesso anche ai più ingenui di noi analisti, di farci capire cosa covava sotto la patina luccicante delle piattaforme digitali: un losco disegno di trasformare tutti i business in monopoli e il cittadino, l’uomo, in un idiota consumatore, messo su un piedestallo solo per permettere a una setta californiana di intelligenze raffinate, seppur sociopatiche, di dominare l’Occidente. Per un liberale nature come me è imbarazzante fare riferimento a loschi autocrati come Vladimir Putin o come Xi Jinping ma se un giorno Giovanni Floris mi invitasse a scegliere, scalfarianamente, fra Xi Jinping e Jeff Besoz, fra la Città Proibita e la nuova Amazon City, fra i rispettivi ceo capitalism, nessun dubbio, mai Besoz, meglio l’originale.

L’Europa ha perso anni e anni per prendere una decisione ridicola, tanto era banale: stabilire che chi invia un taxi ad un cliente, ne incassa l’importo, trattiene il 20% (sic!) e incarica un autista a svolgere un servizio, è, a tutti gli effetti, un’azienda di trasporto, regolamentata da leggi locali sul servizio pubblico. Anticipo le possibili decisioni di costoro: aumentare i budget delle spese di “lobbying” nei diversi paesi europei, il vizio non lo perderanno di certo per una banale sentenza europea che neppure riconoscono.

Un ricordo personale. Ho scritto il primo Cameo su UberPop appena il servizio è iniziato, semplicemente studiandolo attraverso il suo modello di business: una App permetteva al cliente di prenotare, via smartphone, un taxi, il cliente conosceva il prezzo della corsa, i tempi, l’importo gli veniva prelevato in automatico, riceveva regolare ricevuta. Feci alcune prove pratiche per capirlo meglio. Presi un taxi, da piazza Castello all’ospedale delle Molinette di Torino: 11 €. Un driver Uber (figlio di un amico) mi indicò la tariffa Uber similare: 8 €. Fu sufficiente simulare il full cost delle due auto (tabelle Quattroruote) ed era chiaro che, dedotta la commissione del 20% a Uber, il driver non solo non poteva pagare le tasse ma neppure guadagnare, se non intaccando il capitale investito: ragionamenti da studenti di 2° Ragioneria.

Dopo un po’ di Camei mi chiama un prufesur dell’entourage di Palazzo Chigi pregandomi di fare una proposta secondo le leggi vigenti. Proposi una banalità: imporre a Uber che nel momento in cui prelevava il suo 20% di commissione prelevasse pure un 20% di ritenuta d’acconto, da girare in automatico all’Agenzia delle Imposte, in quel modo la tracciabilità era assicurata per tutti. Nessun tassista o driver con il mezzo di proprietà, per una corsa di quel tipo, può operare con un tale ricavo: 4,8 € (8 € meno 40%).  I prufesur o per insipienza o per dolo non avevano fatto un banale conto delle serva e blateravano di mercato, di concorrenza, di libertà d’intrapresa e amenità simili.

Il mondo di Silicon Valley, e tutta la retorica del nuovo mondo digitale-ecologico-ambientalista è, banalmente, questo: crassa ignoranza politica e disonestà intellettuale accademica.

www.riccardoruggeri.eu

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