CARO SALVINI, UN CONSIGLIO DISINTERESSATO. LO RIPETO: SI DIMETTA

Caro Ministro Matteo Salvini,

il 17 luglio scorso, cioè 33 (numero massonico per eccellenza, curioso no?) giorni fa le scrissi una lettera, quella sotto che le rinvio. Fu pubblicata sul mio Blog e ripresa, come spesso accade, da giornali cartacei e digitali. Mal me ne incolse. Suoi scherani leghisti su Twitter mi coprirono di insulti, alcuni scrissero al direttore che mi pubblicava per chiedere la mia testa, esattamente come facevano i quattro cavalieri dell’Apocalisse che hanno preceduto voi giallo verdi. In realtà, chiuso nei miei amati “interstizi” e nella “casa di vetro” Zafferano, ove sogno lettori che vogliano informarsi, non certo seguire le mie idee, o peggio, rafforzare i loro pregiudizi, ho più tempo di riflettere. E i miei sono pensieri da “apòta”, però in purezza. Soprattutto sapevo, perché io delle élite, a differenza sua, faccio parte (seppur non gradito), che lei si era avvicinato troppo al tabernacolo: doveva essere fatto evaporare. Buona lettura e buona fortuna.

 

Testo lettera 17 luglio 2019

Caro Ministro Matteo Salvini,

sarò breve. Noi non ci conosciamo, non esiste uno straccio di prova che ci colleghi, non ci sono trojan, l’unico contatto che abbiamo è virtuale, seppur giornaliero: io, seduto, vedo lei, in piedi, sempre agitato, e nei luoghi più strani. Tutto qua. Non se l’abbia a male, ma nel 34% dei voti da lei presi alle europee il mio voto non c’è. L’unico contatto fra noi è avvenuto nelle urne del 4 dicembre 2016 quando abbiamo votato NO al tentativo di colpo di stato dell’establishment.

Questa lettera aperta (come ovvio, non pretendo risposta) finirà subito sul mio Blog e poi nel Supplemento di Zafferano.news (è digitale, esce ogni sabato, è gratis, è scritto in un buon italiano da persone perbene, non parla di politica: si abboni). La notte del 4 dicembre è stato un momento di grande commozione per me, membro di una famiglia antifascista, anticomunista e antiazionista che ha molto sofferto, e che, per colpa di un manipolo di birbanti, avrebbe potuto di nuovo molto soffrire. Averli respinti è stato importante.

Nel caso di questa lettera aperta invito i direttori dei quotidiani cartacei e di quelli digitali, che spesso riprendono i miei pezzi dal Blog, di pensarci bene prima di pubblicarla. Scrivere a un “politicamente appestato” come lei, caro Salvini, è atto quantomeno sconsiderato, figuriamoci pubblicarlo. Quello che poteva fare per il paese, difendere i confini e ripristinare la legalità, lei l’ha fatto. Per quel che vale (nulla) io gliene sono sinceramente grato. E tutti i 27 capi dell’Europa la pensano come lei: non lo dicono, ma i migranti nessuno li vuole, se non quelli delle ZTL e delle staff vaticane, per i quali è argomento di conversazioni salottiere finto umanitarie che però, curiosamente, li eccita.

Sarò breve. Si dimetta da vicepremier e da ministro, chieda di essere sostituito da Giancarlo Giorgetti. Ma non faccia cadere il governo, tanto le elezioni anticipate non ci saranno mai: sono birbanti, ma non fessacchiotti. Se ne vada in punta di piedi, l’ottanta per cento dei cittadini, anche quelli che non la votano, sanno, ripeto, che il suo compito lei l’ha compiuto. Ha notato? L’attaccano sempre sulla forma, non sulla sostanza.

Lei è diventato, nel bene o nel male, l’uomo considerato più potente in Italia. Ma questa è una fake truth istituzionale. Lei, e immagino lo sappia, è potente solo sulla carta e solo in termini di immagine. Il potere vero è rimasto nei tabernacoli ove è sempre stato, e continua a stare, e a essere gestito dai soliti noti. Lei ha toccato una delle ostie benedette, si è inventato quota 100 e lì si è politicamente suicidato. Tutto qua.

Sono convinto che, come capo della Lega, comincerà per lei una vita nuova, prenda la politica come un divertissement, vedrà, sarà felice.

Zafferano.news

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