Sui bracciali Amazon l’establishment si spacca. Non ci posso credere

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Lo confesso, sono stupito dalle mie incredibili (sic!) capacità divinatorie, mai mi era successo, in tanti anni di onorata carriera giornalistica, un caso come questo. Tre giorni fa esce un mio pezzo su Verità che racconta, in modo leggero e ironico, come una smentita possa trasformare una verità in una fake news istituzionale. Nel momento in cui ho scritto del “Bracciale Amazon” questa era una verità assoluta. Amazon aveva appena brevettato un bracciale per i suoi dipendenti italici che avrebbe favorito la mitica produttività, diuturna ossessione del Ceo capitalism imperante. Conoscendo la spregiudicatezza di Jeff Bezos fare due più due pareva ovvio. Subito Paolo Gentiloni fa la stessa analisi, reagisce a braccio volando come al solito a livelli siderali (“La sfida? Costruire un lavoro di qualità”). Giuliano Poletti è feroce (“Amazon rispetti le leggi”), quindi l’interpretazione del popolino e dell’establishment una volta tanto coincidono: il bracciale sarebbe un atto di guerra verso i lavoratori. La conferma arriva nel pomeriggio, quando in una intervista (stradale) Carlo Calenda, assumendo la postura bonapartista-macroniana dei suoi momenti magici, dichiara perentorio il suo “Amazon no pasaran” con un definitivo: “Mai braccialetti Amazon per i lavoratori italiani”. Chi di noi non prende atto di ciò e continua a sfruculiare è chiaramente un losco populista, propagatore di fake news popolari, bla, bla, bla. Condivido.

“Essendo ormai tutti capaci di fare due più due, anche il più sfigato di noi elettori sa che nel momento in cui Calenda fa quell’affermazione è sincero, ma sa pure che fra non molto nascerà un movimento di opinione della fascia alta delle élite, i prufesur per intenderci, e giù, giù, per li rami, colti e specialisti che dimostreranno come, il bracciale non è un bracciale (sic!), ovvero che la competizione internazionale, quel birbante di Alibaba in primis, ha già adottato, invento sia chiaro, un micro computer che so, sottopelle, atto a migliorare la produttività degli operai, non certo il controllo dei singoli. Non possiamo cedere quote di mercato ai nostri concorrenti, e allora meglio il bracciale italico. Ai contestatori diranno “Solo in Italia è scoppiata questa polemica, segnale tipico di un paese che non sa scommettere sul futuro, bla, bla, bla”. Scommetto che finirà così, solo la tempistica non è mi nota”.

Questo avevo scritto (mi scuso per l’autocitazione) ed ero tranquillo, ero allineato con il Premier, con il ministro del Lavoro e soprattutto con la punta di diamante dell’establishment Calenda. Incredibile, avevo scritto un banale Cameo ed ero rientrato trionfante nel mondo delle élite, il mio mondo. Mai avrei immaginato che pezzi dell’establishment (in verità quelli più onesti, li conosco personalmente e li stimo come persone) avrebbero smentito Gentiloni e Calenda pochi giorni dopo, definendoli preda di un’isteria collettiva che va contro il futuro, contro il nuovo, contro l’industria 4.0. Offesa sanguinosa, quest’ultima, verso uno come Calenda, che ha puntato tutto su questo aspetto.

Sia chiaro, mi guardo bene dall’intervenire nel merito (il Ceo capitalism non può essere affrontato come somma di segmenti culturali o operativi, ma in termini di filosofia di vita. Se per te mettere al centro del vivere civile “l’uomo” e non il consumatore (il mio caso) è un valore non negoziabile non può esserci confronto con chi lo considera, a sua volta legittimamente, come valore altrettanto non negoziabile metterci il “consumatore”. Impossibile una mediazione fra queste due posizioni. L’unica è una convivenza armata, affidando alla maggioranza dei cittadini la decisione del con chi stare: siamo nell’area democrazia diretta.

Il problema non è certo mio, ma solo di Gentiloni e di Calenda, uno scontro all’interno dell’establishment, sono loro che si sono messi nel classico cul de sac: le loro dichiarazioni contro Amazon dei giorni scorsi erano fake news istituzionali o la loro effettiva strategia? Ce lo dicano. Tertium non datur.

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