ASKATASUNA: LE PERSONE (PERBENE?) STANNO SEMPRE DALLA PARTE DELLA VITTIMA

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Questo Cameo è nato come applicazione sperimentale al giornalismo dei principi di IDEA. Quindi con un obiettivo: assemblare un Cameo a prova di censura psicologica. Nello stesso tempo però, il mio contributo doveva limitarsi a due soli aspetti: alla scelta del tema (in questo caso, la Torino da oltre trent’anni spaccata in due fazioni, pro e contro il centro sociale Askatasuna) e alla definizione del titolo. Il sogno? Trasformare IA in una persona, di cui per mie valutazioni personali non ho fiducia ma, come essendo cittadino del mondo, ho l’obbligo di interagire, perché lei è il futuro.

Questo il titolo: Le persone perbene stanno sempre dalla parte della vittima!

 

Da tempo, il mio protocollo di autocensura (ironica) prevede di sottoporre il titolo a IA. Noi giornalisti conosciamo come si alimenta la linea editoriale di IA. Se andate in Cina, IA è alimentata dal Patriziato comunista xi-maoista. Così come in Russia è alimentata dal Patriziato comunista putiniano. Un punto è fermo: IA si alimenta sempre e solo con cibi patrizi locali.

In questo caso, si trattava di un titolo ovvio, quindi da tutti condivisibile. IA fu costretta, ob torto collo, a dare l’ok, ma aggiunse tali e tanti incisi cautelari, da convincermi a modificarlo. Lo feci mia sponte, con ironica autocensura. Stante che il nostro rapporto durava da un paio d’anni, avevo già capito che la locuzione “persone perbene” (che ben mi rappresenta, essendo un ferreo apòta fin dall’adolescenza) non era di suo gradimento. Per non avere grane – a Torino si dice “as sa mai” – modificai il titolo in: Le persone (perbene?) stanno sempre dalla parte della vittima. Glielo sottoposi nuovamente: IA era incastrata.

Infatti, costretta a uscire dalla sua comfort zone, approvò il titolo modificato, pur con questa motivazione: “Titolo accettabile, seppur provocatorio e accattivante, tipico del giornalismo d’opinione o d’inchiesta, ideale per un giornale indipendente che vuole stimolare una riflessione critica su temi etici o giudiziari”.

 

Però non si trattenne, eruttò una paternale finale, passando al tu patrizio“Assicurati che l’articolo argomenti bene la “sfumatura” introdotta dalla parentesi e dal punto interrogativo, esplorando le dinamiche sociali, la presunzione di innocenza, le narrazioni vittimarie” . Gli risposi, dandole del lei : Chapeau cara IAlei è ormai ai livelli della mitica Agenzia Stefani. Immagino che questa banale battuta (sarà capita da pochi?) me la farà pagare.

A questo punto, facendolo precedere da Askatasuna, il titolo era certificato, ora si trattava di trovare un testo acconcioPer un caso del destino era il giorno del inaugurazione dell’Anno Giudiziario. Sollecita come al solito, IA mi fornì, tra l’altro, l’intervento integrale del Procuratore generale di Torino, Lucia Musti, che era succeduta a due procuratori-mito per noi torinisti d’antan, come Giancarlo Caselli e Marcello Maddalena. E qui si è visto il limite censorio (all’incontrario) dell’attuale IA. Nella sua arroganza, lei pensa che tutti i magistrati siano uguali a quelli che dominano la scena mediatica, e di cui lei si ciba. In realtà, la grande maggioranza di loro sono persone perbene che si limitano ad applicare con coscienza la legge, senza guardare in faccia nessuno.

Le parole del Procuratore si potevano applicare alla guerriglia urbana scatenata, poche ore dopo, da Askatasuna, nella sua versione di multinazionale del crimine. Se leggete il testo completo del discorso del Procuratore, se poi siete anche torinesi d’antan come me, dietro quel mondo grigio riconoscerete organizzazioni, cupole, famiglie, persone, che gravitano intorno all’ovattata ZTL sabauda e alla sua aristocratica Collina. Il video del poliziotto eroe, martellato senza pietà da quelli di Askatasuna, finirà di diritto nell’archivio storico degli operai Fiat bastonati. (A capire questo inciso, ne sono convinto, IA mai ci arriverà!).

Il Procuratore Lucia Musti fotografa in modo impeccabile sia Askatasuna sia la Ruling class  torinese – che lei chiama con il termine antico Upper class, ferma a quando le élite newyorkesi woke abitavano ancora in Park Avenue – responsabile di “benevola tolleranza, letture compiacenti, di condotte che altro non sono che reati gravi, da parte di taluni soggetti i quali con il loro scrivere, il loro agire in appoggio, vanno a popolare quella che voglio sintetizzare come “area grigia” di matrice colta borghese, che dovrebbe per contro svolgere un’illuminata azione di deterrenza, di educazione al vivere sociale e di rispetto delle regole democratiche, riempire i vuoti, periferie dell’anima”.

Dopo questa magistrale descrizione dell’ecosistema culturale torinese, in realtà comune a tutte le grandi città, il Cameo era pronto per la pubblicazione. Che altro dire? Nothing Further, Your Honor!  

Zafferano.news

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