POVERO THE ECONOMIST, SARÀ RICORDATO SOLO PER IL BIG MAC

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Festeggiamo i quarant’anni del Big Mac Index di The Economist

 

Nei tre lustri in cui sono vissuto a Londra, in un minuscolo alloggio abbarbicato sui tetti vittoriani di Rutland Gate – a cento metri da Hyde Park e a cento metri dall’iconico Food Halls di Harrods – si è compiuto, prima l’innamoramento, poi l’imbarazzo verso la stampa inglese, e verso The Economist in particolare. È avvenuto via via che il poveretto, diventato nel frattempo di proprietà italiana, iniziava a precipitare nello sprofondo del mondo woke.

 

Per fortuna, me ne sono andato da Londra prima che una parte di essa diventasse un’imbarazzante copia di Karachi.

 

Nel settembre 1986, quarant’anni fa, The Economist, nella persona del giornalista Pam Woodall, inventava un nuovo prodotto giornalistico, l’Indice Big Mac.

 

Malgrado l’ironia accademica di cui il Big Mac fu subito circondato, quarant’anni dopo rappresenta ancora il meglio della stampa politico-economica anglosassone. E lo rappresenta senza la puzza al naso dei cosiddetti scienziati dell’economia.

 

C’è chi lo ha paragonato al piccolo cilindro in lega di platino, detto Le Grand K, prodotto a Londra nel 1879 che rappresenterà nei secoli dei secoli l’unico riferimento per misurare il peso del chilogrammo.

 

Il Big Mac è il suo equivalente per misurare il peso monetario, leggi potere d’acquisto. Pesa 240 grammi, è inserito in una scatola di cartone, il mondo lo conosce come il Big Mac di McDonald’s. Ovunque lo si compri nel mondo si è certi di comprare lo stesso prodotto.

 

In America con 100 $ compri 16 Big Mac, l’equivalente di 426 yuan cinesi e 8.039 yen giapponesi. Sul mercato valutario 100 $ equivalgono a 677 yuan e a 16.000 yen, numeri che indicano come le valute mondiali si siano allontanate dal loro effettivo poter d’acquisto.

Alcuni economisti sostengono che sarebbe meglio confrontare i prezzi di migliaia di prodotti anziché uno solo. È ciò che fa la Banca Mondiale, ma questa fornisce i suoi dati, con grande ritardo e solo ogni tre anni, oltretutto sono difficili da leggere, da verificare, da capire.

 

Il perché sta nella sua composizione: il Big Mac contiene oltre 60 micro ingredienti, dalla carne bovina alla gomma xantana.

 

Gli esperti ricordano che nel 1999 il Big Mac fu l’unico a capire che l’euro era sopravvalutato rispetto al suo valore. E all’inizio del 2026 il Fondo Monetario ha stimato che la valuta cinese fosse più debole del 16% rispetto ai suoi fondamentali economici.

 

In sintesi, il Big Mac segnala che euro, yuan, yen restano lontani dal loro reale potere d’acquisto.

 

Grazie di esistere caro Big Mac, e continua ad essere molto più credibile del tuo genitore 1. Prosit!

Zafferano.news

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