CHI NON È AL TAVOLO DI IA, È NEL MENU. I DUE TRIBUTARISTI (7)

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Riccardo Ruggeri e Giovanni Semeraro

 

Questo Cameo contiene le riflessioni fatte in un apposito Chiostro IDEA, presenti gli autori, con due fiscalisti — uno avvocato, uno commercialista — di Milano e di Torino, di alto profilo professionale, entrambi nati nell’ultimo quarto del XX secolo. Brillantemente sopravvissuti all’arrivo in Italia delle grandi law firm anglosassoni. Non per fortuna. Per scelte intelligenti.

Avevano capito prima degli altri che il riposizionamento strategico era inevitabile. Si erano adattati. E lo avevano fatto a modo loro.

Il modello che hanno costruito ha una logica semplice e sovversiva: il collaboratore al centro. Non solo il cliente, non più il fatturato. Il collaboratore.

È IDEA in purezza.

Ed ecco il contratto a tempo indeterminato per chi non vuole la partita IVA. Giornata di otto ore, senza straordinari. Retribuzioni legate alle competenze, non al titolo di studio né all’anzianità. Nessun livello intermedio tra socio e collaboratore: la responsabilità va direttamente a chi svolge il lavoro.

               Persino lo smart working diventa strumento di equità. I giorni da remoto sono parametrati alla distanza casa-ufficio: più sei lontano, più lavori da casa, cosicché il tempo perso nei trasferimenti sia sostanzialmente uguale per tutti. Una piccola rivoluzione organizzativa che i grandi studi internazionali non saprebbero nemmeno concepire.

Poi è arrivata IA. E anche qui, i due hanno le idee chiare. Queste.

IA negli studi fiscali è uno strumento. Straordinario, ma pur sempre uno strumento. E la sua utilità è inversamente proporzionale alla complessità della materia: eccellente per gli adempimenti sempliciefficace per le attività ordinarie, di mero supporto per le operazioni straordinarie e i contenziosi fiscali. Dove la posta è alta, il giudizio umano non si delega.

IA non minaccia il buon commercialista. Minaccia il cattivo. E per decenni, in Italia, il cattivo è sopravvissuto benissimo, protetto dall’opacità fiscale, dalla complessità normativa, dal cliente che non capiva e non voleva capire. Quel rifugio sta sparendo.

IA legge un bilancio in trenta secondi. Riconcilia partite IVA, estrae anomalie, confronta scadenze. Fa, in un’ora, quello che uno studio medio faceva in una settimana. Il valore non è più nella compilazione. È nell’interpretazione. È nel coraggio di dire al cliente una cosa che non vuole sentire.

I due del Chiostro IDEA lo hanno capito prima degli altri. Non per virtù profetica ma per necessità. Quando arrivarono le grandi law firm anglosassoni portarono metodi, standard, tecnologia. Gli studi italiani cosiddetti tradizionali reagirono come sempre: corporativismo, ordini professionali, resistenza. I due Tributaristi no. Si adattarono. Assunsero giovani. Delegarono. Impararono.

Oggi IA è il nuovo arrivo anglosassone. Più rapido, più economico, più democratico. Anche stavolta ci sarà chi resisterà e chi si adatterà. I patrizi della professione — quelli con il portafoglio clienti ereditato dal padre, lo studio in centro, la targa di ottone — reagiranno come sempre. Resisteranno. E perderanno.

Il plebeo che sa usare IA, invece, per la prima volta nella storia della professione, parte alla pari. Ha gli stessi strumenti. Ha meno rendita di posizione da difendere, più fame di costruire. È un vantaggio enorme, se lo riconosce.

Il tributarista del futuro non è un contabile veloce. È un medico di famiglia del patrimonio. Ascolta, interpreta, avverte.

IA fa le analisi del sangue. Il giudizio clinico resta umano — o almeno, deve restare tale – finché il cliente ha ancora qualcosa da perdere e qualcuno di cui fidarsi. Prosit!

  Zafferano.news

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