Ho chiesto a IA se potevo usare questo titolo, e la risposta è stata affermativa, perché, scrive, è un titolo d’opinione e crea curiosità; raccomandandomi però prudenza per non cadere nella diffamazione. L’ho tranquillizzata, Zafferano è l’unico quotidiano che esce solo il sabato mattina alle 8, ha un linguaggio rispettoso verso tutto e tutti, non entra in nessuna polemica, non personalizza mai nulla, non vuole convincere nessuno, avendo un editore apòta di nascita ha una vita giornalisticamente serena. E siamo tutti in perenne smart working, non avendo neppure uno straccio di sede, lo preferiamo rispetto ai giardinetti.
Avendo scelto un modello organizzativo (IDEA in purezza), Zafferano tecnicamente non può fallire (i quotidiani falliscono solo per colpa dell’Editore o della Redazione ideologizzata) per averne conferma basta leggersi i Comunicati di questi giorni di FNSI (giornalisti) e di FIEG (editori) per capire che il loro percorso è segnato. Pensano e quindi scrivono di un mondo che nei prossimo decenni scomparirà in una nuvola di fuffa.
In Europa, a partire dai primi mesi degli Anni Venti lo scenario politico, economico, culturale è stato dominato da movimenti anti qualcosa (NO-SI) basati sia sulla chiacchiera che sulle violenze di piazza, perseguite con estrema prudenza, se relative a un certo quadrante ideologico. Ricordo l’imbarazzante gestione del Virus di Wuhan, delle energie rinnovabili, del nucleare, delle emissioni di CO2, dell’immigrazione, della deindustrializzazione, dell’auto elettrica, dei dazi trumpiani, delle guerre (delle decine e decine in corso a noi europei ne interessano solo tre Ucraina, Gaza, Iran).
Come Zafferano ci siamo tenuti sempre ai margini di questo modo di far giornalismo, ed essendo il nostro approccio non da “analisti ma da scenaristi” , così scopriamo che i nostri colleghi europei scrivono oggi quello che avremmo scritto noi cinque anni fa. Lo fanno però senza chiedere scusa sul passato.
A titolo esemplificativo ho preso il caso tedesco della lacrimevole chiusura del nucleare e un paio di prestigiosi quotidiani europei; per carità di patria ho lasciato fuori quelli italiani, e pure quei nostri leader apicali che si erano molto esposti con soluzioni rivelatesi tutte dei fallimenti. Tutti di matrice cosiddetta liberal-democratico-riformista, spesso profumati con essenze woke. Tutto quanto leggerete sotto non è farina del mio sacco ma di quel tipo di giornali che finalmente dicono la verità, cercando di far dimenticare le menzogne arroganti degli anni scorsi.
“Dopo Fukushima, Ursula von der Leyen, al Bundestag votò baldanzosa, con la sua imbarazzante sodale Angela Merkel, l’abbandono del nucleare, mentre ora come Presidente UE ha affermato: L’abbandono del nucleare è stato un errore . Parole irrevocabili che dovrebbero comportare, visto che lei non ha la dignità di farlo sua sponte, la richiesta, trattandosi di una stampa cosiddetta libera e indipendente, di irrevocabili dimissioni, come dovrebbe fare qualsiasi leader degno di questo nome.
E, ciliegina sulla torta, ecco cosa scrive (oggi, e non ieri!) il direttore di NZZ , il più autorevole quotidiano svizzero di lingua tedesca: In passato i politici tedeschi hanno spiegato al mondo che la tecnologia nucleare era un ferrovecchio del passato, oggi stanno prendendo atto del disastro che hanno fatto in termini di distruzione industriale della Germania, causa un’ideologia di cui sono impregnati fino al midollo ….
In realtà, Politici e gli attivisti di complemento devono semplicemente reimparare, quando si decide, a valutare i rischi reciproci. Una centrale nucleare può avere un incidente, improbabile ma possibile, quindi è pericolosa, però il rischio è comunque e sempre gestibile. Mentre limitare artificialmente il consumo dell’energia elettrica per ideologia, come hanno fatto i nostri leader massimi dei G 7 d’epoca, ha significato mettere a repentaglio la nostra vita e il nostro futuro.” Questa è la differenza – implacabile – fra alta politica sociale e squallida ideologia partitica.
E chi lo fa, qualsiasi ruolo decisorio o consulenziale abbia svolto o svolga, deve andare a casa, e il suo nome cancellato dall’albo dei decisori.




