Ci sono scelte politiche che non possono essere delegate al Parlamento o al Patriziato. Molti studiosi convengono che si stia andando verso una nuova Yalta. I tre Imperi (America, Cina, Russia) pare che, anziché dare il via alla Terza Guerra mondiale, siano interessati a trovare un equilibrio fra loro, attraverso una ripartizione del mondo per zone di influenza. Vero? Falso? Per quel che vale (nulla) io ne sono certo, di più, sto sistematizzando in un libretto i miei appunti di geopolitica e relativo scenario.
Torniamo alla vita vera. L’immagine della notte di Natale 2024 in cui Papa Francesco in carrozzina spingeva i pesanti battenti in bronzo per aprire la porta santa di San Pietro, trecentosettant’otto giorni dopo è stata sostituita da quella di Leone XIV che la porta la chiude.
I vaticanisti più attenti hanno notato che Leone non ha citato il suo predecessore, ma si è riferito al documento principe, la Gaudium et Spes,, che ha chiuso, il 7 dicembre 1965, il Concilio Vaticano II.
Come succede nei suoi discorsi, Leone ha chiesto pace, scagliandosi verso il potere dominante interessato solo all’esercizio del potere, quindi del profitto e del consumo. Parole dure ma chiare, senza nessun riferimento a nazioni o persone, ma una riflessione concettualmente compiuta.
Ha pure citato una poco conosciuta espressione di Gesù riportata dal Vangelo di Matteo “Dai giorni del Giovanni Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”.
Chiosando “…essa non può non farci pensare ai tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il nuovo che Dio ha il serbo per tutti. Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente ….Attorno a noi un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto. Lo vediamo: il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare.”
E ancora “Gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci sia equità, invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace. Tessitori di speranza, incamminiamoci verso il futuro per un’altra strada.”
Qual è l’insegnamento che un laico può recepire da questa omelia? Quanto meno declinare in termini di execution la locuzione “incamminiamoci verso il futuro per un’altra strada.”
Possibile che noi europei abbiamo dimenticato l’anno 2000 quando l’imbarazzante Commissione Barroso (si rivelerà una cupola di cacciaballe) proclamò, urbi et orbi, che UE in dieci anni sarebbe diventata la prima potenza al mondo nel campo economico e tecnologico (tre volte sic!!!). Venticinque anni dopo siamo considerati sì leader, ma della burocrazia più ridicola e asfissiante del mondo civile e incivile.
Oppure il suicidio con il costosissimo green deal e relativa eutanasia dell’industria europea dell’auto? Ovvero la scelta strategica di liberarsi dalla dipendenza dal gas russo che ci arrivava direttamente in casa a prezzi stracciati, per diventare dipendenti dal gas americano che costa almeno il doppio? E, come dice il giornalista-economista Federico Fubini, il potere dell’America nel far salire le bollette dell’elettricità in Europa, decurtando l’offerta, è identica a quella della Russia di allora, di più, per loro EU non è certo un cliente strategico, come lo era per la Russia.
Dobbiamo convenire che la strada imboccata da noi europei dopo la caduta del muro si sia rivelata fallimentare, così come le leadership patrizie che l’hanno scelta e percorsa. E, curiosamente, tutti costoro sono ancora lì, sempre più vecchi, sempre più ottusi, a pontificare sul nulla, ripetendo ridicole formulette economiche e culturali d’antan.
Un punto mi sfugge. Per ottant’anni i singoli paesi di EU hanno delegato la politica estera e della difesa all’America e nessuno si è mai lamentato del suo ruolo di maggiordomo, ruolo che hanno fatto diventare economicamente ricchi quelli del Patriziato europeo e solo sopravvivere la plebe. Il welfare (di cui ci lamentiamo!) non l’avremmo se avessimo dovuto pagare le spese militari e tutto ciò che comporta un velleitario ruolo imperiale.
Mi auguro che nel 2026 in Italia si faccia un grande dibattito in tutti i luoghi deputati, piazze comprese, per arrivare a un referendum popolare per decidere con quali dei tre Imperi stare (EU non è un Impero è un discount culturale). Un referendum che abbia le stesse valenze di quello in cui il 2 giugno 1946 i nostri genitori o nonni scelsero fra Repubblica o Monarchia.
Da tanto tempo non voto queste ridicole leadership europee di sinistra, di centro, di destra, ma in questo caso andrei al seggio appena aprono. Per quel che vale (nulla) io sto con l’America, qualunque sia il suo Presidente. E con la Chiesa cattolica, qualunque sia il Papa.




