Il Cancro è una comunicazione di Dio

Questo è un libro di management, con un’idea forte: considerare il cancro una bad company, da configurare psicologicamente e subito delegare ad altri. Viene disegnata una rappresentazione teatrale ove i palcoscenici del teatro e della vita si saldano. Si passa dalla finzione alla realtà, e viceversa, senza soluzione di continuità. Diversi i ruoli giocati dall’autore, al contempo prodotto e processo, manager e azionista, in continuo, mostruoso conflitto d’interessi. Alla fine la grande scoperta, che vale una vita: “Il cancro è una comunicazione di Dio”.

 

 

 

Maestra ma che ne sarà di me?

Riccardo Ruggeri, ex operaio dell’officina 5 di Mirafiori, poi chief executive officer di New Holland (Fiat & Ford Tractors) che quotò a Wall Street, oggi editore, ha pubblicato il libro di Angela Maria Boriello che s’intitola “Maestra ma che ne sarà di me?” Raccoglie i pensieri dei bambini della scuola d’infanzia. Ruggeri ha dato al volume una lettura manageriale per cogliere le leadership dei più piccoli e, in prospettiva, scoprire le paure e le speranze che li attendono.

 

 

 

 

Parole in libertà

Oltre 200 racconti su fatti di attualità del 2012. Brevi, secchi, del racconto hanno tutto, l’incipit, la chiusa, la storia, nomi e cognomi di personaggi spesso celebri, e come spezie brandelli di vita dell’autore. Raccontano la Grande Crisi, l’Occidente, l’Italia, attraverso le storie e i comportamenti delle classi dominanti, miserie, violenze, lo squallore di un mondo che pare avviarsi al disfacimento. È il libro di un uomo comune, libero, indipendente, curioso, scanzonato, che osserva, preoccupato per i suoi nipoti, la caduta di una certa cultura occidentale. Si rammarica che nei posti di comando dell’Occidente vi siano troppi inetti, tutto charme e comunicazione, con troppa intelligenza e poca umanità, governati da un protocollo feroce: il successore è sempre peggio del predecessore. Parla molto di politica ma non è un libro politico, non scivola nella trappola dell’etica, si rammarica della caduta dell’estetica, esprime con leggerezza giudizi aspri, feroci sulle attuali élite.

 

 

 

Fiat, una storia d’amore (finita)

115 anni lei, 80 lui, si sono amati per 80 anni, lei abbandona l’Italia, cambia nome, non più Fiat ma FCA, si lasciano, lui racconta la loro storia.
L’Impero (Valletta) 1947-1966 La scelleratezza 1967-1980 La viltà 1980-1995 La confusione 1995-2004 L’attesa della fine 2004-2014
Riccardo Ruggeri, operaio, figlio e nipote di operai Fiat, è stato AD di molte aziende Fiat, ultima New Holland, quotata a Wall Street nel ’96. Ha scritto una dozzina di libri fra cui “Parola di Marchionne”, “Una Storia Operaia”.

 

 

Alla caccia di segnali deboli

Non ci poteva essere un titolo migliore, ‘A NY alla caccia di segnali deboli”, per questo libro di Riccardo Ruggeri che raccoglie il lungo reportage da lui compiuto a New York per conto di ItaliaOggi. Questo, del resto, era il proposito di Ruggeri prima di attraversare l’Atlantico. È andato a New York, come fa, da molto tempo, periodicamente, per annusare l’aria del cambiamento che viene dalla capitale del mondo. Ruggeri non ha fatto questo reportage come, in genere, fanno i grandi giornalisti d’inchiesta nostrani che partono dall’Italia portandosi, nella cartella, i ritagli dei grandi giornali internazionali che dicono, magari autorevolmente, le cose che i lettori di un giornale specializzato nell’economia come ItaliaOggi, sanno già.
Ruggeri è partito alla scoperta del nuovo che è sottotraccia. Senza prevenzioni ma con l’attenzione dell’entomologo che analizza i piccoli dettagli. I trend (o, se vogliamo, i mega-trend) sono fatti già accertati, descritti, analizzati, certificati. Agiscono oggi, ma già rappresentano il passato. I segnali deboli invece anticipano il futuro: ma questi segnali non si scoprono nelle statistiche, negli andamenti di borsa, nei gossip societari. Si individuano leggendo le facce delle persone che camminano per strada, andando per mostre, guardando i cantieri, sbirciando la moda di strada, adocchiando le silhouette alle volte smodatamente eccessive, chiacchierando con i tassisti o con i portieri di albergo, frequentando i ristoranti alla moda (dove i clienti facoltosi si lasciano andare e gli chef pontificano spesso sul nulla).

A ciascuno il suo

Per un anno intero, cinque volte per settimana, l’Autore scrive, per due importanti quotidiani, un mini “racconto” su fatti di attualità che lo colpiscono. Del racconto c’è tutto: l’incipit, la chiusa, la storia, i personaggi, con nomi e cognomi, le battute. La leggerezza, l’ironia, la simpatia umana con i quali il tema e i personaggi vengono trattati, spesso analizzati, a volte scarnificati, rappresentano il filo rosso di questi oltre 220 racconti che vanno a comporre un affresco del mondo euro-americano del 2011. I singoli racconti (camei) raggiungono via via una struttura ottimale, trovata usando 272 parole (i 10 comandamenti ne hanno 179, l’ultima versione del regolamento Usa sulla vendita del cavolo verza 26.911). Parla molto di politica, ma non è un libro politico, non cade nella trappola dell’etica, si rammarica invece della caduta dell’estetica, con giudizi coraggiosi, aspri, durissimi. Non è il libro di un intellettuale, ma di un uomo comune, libero, indipendente, un nonno, curioso e scanzonato, che osserva, terrorizzato per i suoi nipoti, la caduta della cultura occidentale. Intesa come capacità di comprendere e guidare il proprio tempo, a favore di uno squallido relativismo, cioè al facile abbandonarsi a banali luoghi comuni e all’indignazione salottiera. Si rammarica che al vertice del mondo euro-americano vi siano degli inetti, tutto charme e comunicazione, nessun contenuto. D’altro canto, essendo stati selezionati per cooptazione, e non per merito, non poteva essere diversamente: in queste organizzazioni il successore è sempre peggio del predecessore. Un libro almanacco destinato ad essere un amichevole livre de chevet.

 

Oscene Parole

L’autore rilegge alcuni fatti del mondo via via che avvengono, in diretta, e lo fa con un taglio originale, molto lontano dalla pubblicistica corrente, quasi tutta al servizio di quello che lui chiama “l’establishment euro americano”. È questo il personaggio centrale del libro, che Riccardo Ruggeri non nasconde, fin dalle prime pagine, di non amare, mentre grande appare il suo amore per una certa Italia e una certa America. Ci sono riflessioni, incisi, camei, di feroce critica agli atteggiamenti, ai comportamenti, alle decisioni di quelli che detengono il potere in occidente, e al modo con cui presentano le informazioni e comunicano. Un anno di vita del mondo è vivisezionato, scarnificato, ricostruito, arricchito di ricordi e di riflessioni personali, miscelato, assemblato diversamente, infine offerto ai lettori con leggerezza, ironia, forte simpatia umana. Lo stile di scrittura sembra ispirarsi al “gonzo journalism” del suo”amico” Hunter S. Thompson, che miscela in modo geniale, tre elementi: il giornalismo tradizionale, i ricordi personali, gli artifici narrativi del racconto. Rispetto a Thompson, qui hanno pesi e accenti diversi, con un pizzico di scanzonato e snobistico voyeurismo. La chiave del libro è la parola oscenità che Riccardo Ruggeri ha la capacità di cogliere, e declinare, in un’infinità di situazioni, anche negli interstizi del vivere quotidiano, che connotano questa nostra epoca, così supponente nella sua classe dirigente da apparire insopportabile ad un uomo libero e indipendente come l’autore. Il fatto che tratti l’oscenità della nostra epoca con leggerezza e con ironia rende la critica ancora più feroce. Forte è l’impressione che, come membro di una generazione, che ha passato da tempo il testimone a quella dei baby boomers oggi al potere, si senta uno sconfitto, ma la voglia di ragionare e di combattere è intatta. Non è un libro politico, non ha connotazioni politiche, non propone ricette. Si capisce che l’autore molte domande se le è poste e, seppur con sofferenza, alcune risposte le ha trovate, ma ha il pudore di trattenerle per se. In questa ricerca, si comprende anche il ruolo importante giocato dal suo”amico” Allan Bloom. A noi lettori suggerisce, educatamente, di fermarci, per riflettere su questo modello di vita che stiamo pervicacemente seguendo.

Una Storia Operaia

Riccardo Ruggeri nella vita ha fatto tanti mestieri (operaio, travet, manager, consulente di business, imprenditore, scrittore, giornalista, editore), da oltre vent’anni risiede all’estero. Dal suo eremo svizzero osserva come campano gli Ci) amati italiani, preoccupato che possano un giorno rassomigliare ai loschi centro e nord europei. Si definisce un nonno invecchiato bene, dispiaciuto di avere scarse possibilità di diventare bisnonno.