oscene parole

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L’autore rilegge alcuni fatti del mondo via via che avvengono, in diretta, e lo fa con un taglio originale, molto lontano dalla pubblicistica corrente, quasi tutta al servizio di quello che lui chiama “l’establishment euro americano”. È questo il personaggio centrale del libro, che Riccardo Ruggeri non nasconde, fin dalle prime pagine, di non amare, mentre grande appare il suo amore per una certa Italia e una certa America. Ci sono riflessioni, incisi, camei, di feroce critica agli atteggiamenti, ai comportamenti, alle decisioni di quelli che detengono il potere in occidente, e al modo con cui presentano le informazioni e comunicano. Un anno di vita del mondo è vivisezionato, scarnificato, ricostruito, arricchito di ricordi e di riflessioni personali, miscelato, assemblato diversamente, infine offerto ai lettori con leggerezza, ironia, forte simpatia umana. Lo stile di scrittura sembra ispirarsi al “gonzo journalism” del suo”amico” Hunter S. Thompson, che miscela in modo geniale, tre elementi: il giornalismo tradizionale, i ricordi personali, gli artifici narrativi del racconto. Rispetto a Thompson, qui hanno pesi e accenti diversi, con un pizzico di scanzonato e snobistico voyeurismo. La chiave del libro è la parola oscenità che Riccardo Ruggeri ha la capacità di cogliere, e declinare, in un’infinità di situazioni, anche negli interstizi del vivere quotidiano, che connotano questa nostra epoca, così supponente nella sua classe dirigente da apparire insopportabile ad un uomo libero e indipendente come l’autore. Il fatto che tratti l’oscenità della nostra epoca con leggerezza e con ironia rende la critica ancora più feroce. Forte è l’impressione che, come membro di una generazione, che ha passato da tempo il testimone a quella dei baby boomers oggi al potere, si senta uno sconfitto, ma la voglia di ragionare e di combattere è intatta. Non è un libro politico, non ha connotazioni politiche, non propone ricette. Si capisce che l’autore molte domande se le è poste e, seppur con sofferenza, alcune risposte le ha trovate, ma ha il pudore di trattenerle per se. In questa ricerca, si comprende anche il ruolo importante giocato dal suo”amico” Allan Bloom. A noi lettori suggerisce, educatamente, di fermarci, per riflettere su questo modello di vita che stiamo pervicacemente seguendo. Un libro-almanacco destinato a essere un amichevole livre de chevet.

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