Sergio Mattarella, Paolo Savona, parlatevi. Per noi cittadini siete entrambi indispensabili

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La lettura dei giornali (specie i Big Five) di mercoledì 24 e giovedì 25, la visione dei talk show di giornata sono stati fondamentali per capire le reazioni delle élite. Per esempio, definire “Signor Nessuno” una personalità che il Presidente della Repubblica aveva appena “incaricato” di formare il nuovo governo voluto dal 55% degli italiani, immagino sia sfuggito alle penne prestigiosissime che l’hanno formulato. Se non fosse sfuggita, cosa che mi rifiuto di credere, sarebbe un’inaccettabile volgarità giornalistica. Come si può dimenticare che alcuni dei più acclamati professori nostrani (ossequiati un giorno sì e l’altro pure) per l’intera loro vita professionale sono passati da una “porta girevole” all’altra, da un seggio in banche d’affari a seggioloni istituzionali, in perenne conflitto d’interessi, ma mai hanno avuto il coraggio di sottoporsi al giudizio popolare, come dettano le regole della democrazia? Peggio, sono rimasti sempre accucciati dietro modello della cooptazione perenne. Eppure pontificano, pontificano, pontificano.

Abbiamo passato settimane a demolire (com’è giusto fare, sia chiaro) il cosiddetto programma-contratto del duo Luigi Di Maio e Matteo Salvini, intendiamoci, tutto giusto: non è valorizzato e non è temporizzato, quindi è un libro dei sogni. Purtroppo ci siamo dimenticati cosa scrivevamo quando un certo Matteo Renzi, sbucato dal Comune di Firenze, occupava ore e ore di TV e milioni di battute sulla carta stampata. Sono andato a riprendermi i ritagli dei giornali d’allora, ho letto come abbiamo commentato le gesta di quel simpatico furb da pais. Ho ritrovato le slide con il buffo pesciolino rosso, il carrello della spesa, la grafica da depliant di discount, gli spassosi refusi. Insomma trash politico allo stato puro. Trash in purezza pure sui contenuti. E poi l’incredibile  temporizzazione, ricordate? Una riforma al mese, proprio così: un mese e oplà pronta la riforma della scuola, il mese successivo e oplà ecco il lavoro, poi oplà ecco le pensioni. Coperture? Neppure a parlarne. Abbiamo dimenticato la sua minaccia dei pugni sul tavolo in Europa? Eppure non ricordo che ci fossimo scompisciati dal ridere a questa fanciullesca sceneggiata, anzi ci piaceva questa vulcanica energia politica. E ne scrivevamo in modo dotto e pure compiaciuti. A chi mi riferisco? A me, of course.

Adesso siamo a fine corsa, è inutile aggrapparci agli articoli della Costituzione, o a parole che dicono tutto e nulla come “Mercato” (che è parola nobile perché è di tutti), come “Europa” (contano le facce che ci sono dietro). Se dicono Europa, oggi, io vedo solo le facce inquietanti di Juncker, di Merkel, di Macron, facce del passato, che mi auguro fra un anno siano dismesse.

Nel momento in cui scrivo questo Cameo non so cosa deciderà il Presidente Mattarella. Però la Costituzione è chiara: non ammette né i dictat degli uni, né i veti del Presidente. Dopo tante chiacchere siamo arrivati al nocciolo del problema: l’uomo che meglio rappresenta in termini di politica economica e di filosofia europeista il “sentiment” della maggioranza degli elettori è senz’ombra di dubbio Paolo Savona. Sulla sua persona si è cristallizzato lo scontro, che dura da molti lustri, fra l’ortodossia economica elitaria degli establishment e la ribellione dei ceti medi e poveri che ne devono pagare i prezzi e che democraticamente si è espressa ora in modo definitivo nelle urne. Basta verità para dogmatiche imposte da pochi che non si sono preoccupati delle ovvie implicazioni sociali e ora rifiutano di pagarne le conseguenze.

Sul nome di Paolo Savona, ministro dell’Economia, l’ultima parola l’ha il Presidente Mattarella, lui ha il diritto di dire “No”. Si chiama veto e se lo facesse suggerirei di farlo alla luce del sole, non nascondersi dietro la figura sbiadita di Giuseppe Conte (un miracolato), non utilizzare, in negativo, l’orrenda locuzione “lo vuole l’Europa”: è la verità ma non gli farebbe onore. Però questa è una Repubblica parlamentare e i due “azionisti” di maggioranza hanno il diritto, a loro volta, di dire “No” al Presidente, a condizione di gettare la spugna (lui non è un sovrano, sovrani lo saremmo solo noi cittadini, ma è un falso d’autore). Seppur acciaccati siamo ancora in democrazia, esiste ancora il suffragio universale, ci siamo liberati settant’anni fa del nazismo e trent’anni fa dello stalinismo, solo alcune losche élite vorrebbero l’epistocrazia, modo elegante per dire al contempo nazismo e stalinismo. Diamoci una calmata. Mattarella e Savona si parlino. Noi teniamoci strette libertà e democrazia, sempre più simulacri.

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