E’ arrivato il momento delle scuse (mie)

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Questo è il penultimo Cameo prima del voto, sarà un non Cameo, ma un atto dovuto verso i politici dei quali ho parlato, verso i lettori, verso me stesso.

  1. Chiedo scusa a Matteo Salvini per aver io scritto che non doveva fidarsi di Silvio Berlusconi. Ero convinto che il Cav. avrebbe tradito l’alleanza di centro-destra per creare con Matteo Renzi, sotto l’ala protettiva dell’establishment italo-europeo, l’osceno Partito della Nazione.
  2. Chiedo scusa a Silvio Berlusconi qualora fosse stato in buona fede, mentre gli credo quando dice, come ieri, che se la Lega avesse un voto in più, sarà premier Salvini. Conoscendolo, sono certo che ha sondaggi blindati che gli dicono che per il Pd sarà un tracollo e il Partito della Nazione non ha più i numeri minimi per nascere.
  3. Chapeau ad Antonio Tajiani per aver accettato una candidatura pur sapendo che, forse, non si concretizzerà mai.
  4. Chiedo scusa a Matteo Renzi per averlo considerato un furb da pais (piemontesismo affettuoso verso ragazzotti irrequieti), lo credevo un banale politico pregno di tatticismi da sagrestia neodemocristiani, mi sbagliavo. In realtà, si è rivelato uno spregiudicato stratega, disposto a distruggere persino il suo partito, pur di farsi un suo partito, il mitico PdR, per lanciare poi un’Opa sui resti di Fi.
  5. Chiedo scusa per aver ironizzato, ai tempi della scissione, su Pierluigi Bersani. Ha condotto, in solitaria, una campagna elettorale tutta centrata sull’unico tema che è strategico per quest’epoca: il lavoro e la sua dignità. Chapeau a lei, caro Bersani.
  6. Chiedo scusa a Luigi Di Maio per aver ironizzato sull’idea di presentare la sua squadra di governo prima del voto. Non avevo capito il messaggio sotteso a questa comunicazione: tenere per se la sola competenza politica e delegare, conscio delle proprie carenze, a veri professionisti i ruoli esecutivi. Ha scelto dei professori, subito definiti dall’establishment “sconosciuti”, con grandi emissioni di puzza al naso. Bene ha fatto a scegliere “professori sconosciuti”, noi cittadini abbiamo già conosciuto i risultati seguiti alla gestione sciagurata di “professori celebri” imprestati alla politica. Si sono rivelati, in termini di execution (l’unica cosa che conta in politica e così nella vita) peggio delle cavallette.

Mi avvio verso il seggio sereno, fiducioso che le forze oscure della reazione (il Ceo capitalism) sarà battuto nel luogo deputato a farlo: le urne.

www.riccardoruggeri.eu
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