alla caccia di segnali deboli

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Non ci poteva essere un titolo migliore, ‘A NY alla caccia di segnali deboli”, per questo libro di Riccardo Ruggeri che raccoglie il lungo reportage da lui compiuto a New York per conto di ItaliaOggi. Questo, del resto, era il proposito di Ruggeri prima di attraversare l’Atlantico. È andato a New York, come fa, da molto tempo, periodicamente, per annusare l’aria del cambiamento che viene dalla capitale del mondo. Ruggeri non ha fatto questo reportage come, in genere, fanno i grandi giornalisti d’inchiesta nostrani che partono dall’Italia portandosi, nella cartella, i ritagli dei grandi giornali internazionali che dicono, magari autorevolmente, le cose che i lettori di un giornale specializzato nell’economia come ItaliaOggi, sanno già.
Ruggeri è partito alla scoperta del nuovo che è sottotraccia. Senza prevenzioni ma con l’attenzione dell’entomologo che analizza i piccoli dettagli. I trend (o, se vogliamo, i mega-trend) sono fatti già accertati, descritti, analizzati, certificati. Agiscono oggi, ma già rappresentano il passato. I segnali deboli invece anticipano il futuro: ma questi segnali non si scoprono nelle statistiche, negli andamenti di borsa, nei gossip societari. Si individuano leggendo le facce delle persone che camminano per strada, andando per mostre, guardando i cantieri, sbirciando la moda di strada, adocchiando le silhouette alle volte smodatamente eccessive, chiacchierando con i tassisti o con i portieri di albergo, frequentando i ristoranti alla moda (dove i clienti facoltosi si lasciano andare e gli chef pontificano spesso sul nulla).
È da questa molteplice osservazione (rilassata ma non svagata) che Ruggeri scopre la New York vera, la megalopoli che, accanto ai tuoni e le saette (non sempre negativi, anzi) che proietta in tutto il mondo, manda anche dei segnali deboli e che, proprio per essere tali, sono percepiti da pochi. Questi segnali vanno, infatti, visti con occhi strabici. Ad un tempo, innocenti e “saputi”, come dicono a A NY alla caccia di segnali deboli
Napoli. L’innocenza, infatti, consente di vedere le notizie che non fanno notizia ma che, ciò nonostante, cambiano il mondo. L’esperienza, invece, consente di valutare questi impercettibili frullii di ali e di derivarne le conseguenze che, per il momento, non sono esplicite ma che stanno già agendo.
Sinora i lettori di ItaliaOggi (che, su questo quotidiano, leggono quotidianamente Il cameo di Riccardo Ruggeri) sono stati gli unici, fortunati ed esclusivi fruitori di questo reportage di grande leggerezza espositiva e di grande profondità concettuale. Adesso, con questo riuscitissimo libro, l’opera di Riccardo Ruggeri, viene allargata ad altri e nuovi interlocutori. Anche se sono certo, perché li conosco e so quanto siano legati ai quotidiani articoli di Ruggeri, gran parte degli acquirenti di questo libro davvero unico, saranno i lettori di ItaliaOggi che vorranno leggere tutto di un fiato un grande reportage che sinora hanno bevuto a sorsi. E fra questi, il primo sono io.

Pierluigi Magnaschi Direttore di Italia Oggi

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